Gelmini: da Napolitano un discorso di buonsenso

Settembre 30, 2008

“Credo in una scuola che sia strumento di riscatto per tutti i ragazzi cui non deve essere negata, mai e in nessun luogo, l’adolescenza e la possibilita’ di costruirsi un futuro giusto e libero”. Così si era espresso ieri a Roma il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, aprendo la cerimonia per l’inaugurazione dell’anno scolastico 2008-2009 nel Cortile d’onore del Quirinale. “Credo – aveva sottolineato -  nell’impegno degli studenti e penso che la scuola debba essere in grado di stimolare continuamente la loro curiosita’ e creativita’ e debba fornire loro uno zaino di conoscenze, strumenti pratici ed esperienze che possano tornare utili in ogni circostanza della vita. Credo nella scuola italiana, che in ogni citta’, in ogni comune, a Nord come a Sud, offra ai ragazzi le stesse opportunita”’ Oggi, in un’intervista a ’Il Giornale’, la  Gelmini ha commentato le affermazioni del Capo dello Stato sulla riforma della scuola che il nostro ministro ha definito di buon senso.  “Non voglio strumentalizzare le parole del Presidente che nel suo discorso si e’ rivolto a tutti noi, maggioranza e opposizione. Posso dire che le trovo ampiamente condivisibili.  Mi e’ piaciuto l’invito ad un confronto sul tema della scuola che non sia viziato da eccessive polemiche. Condivido anche il richiamo a non ricominciare sempre da capo. Sono parole di buonsenso nelle quali ciascuno di noi puo’ facilmente riconoscersi”.

Tratto da www.governoberlusconi.it (30 settembre 2008)


Chi agisce, chi chiacchiera

Settembre 25, 2008

Alitalia: ovvero la differenza tra chi agisce e chi chiacchiera. Tra il pragmatismo, ed ovviamente qualche compromesso, necessari in una delle trattative industriali più complesse del dopoguerra; e l’equilibrismo mediatico tutto teso al proprio tornaconto di politica interna. Insomma, tra la sostanza e l’apparenza. Tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Nelle ore in cui la sorte della compagnia di bandiera è stata forse riacciuffata per i capelli la differenza è emersa in tutta la sua evidenza. Il capo del governo ha rinunciato ad andare a New York all’assemblea delle Nazioni Unite (dove tra l’altro Nicolas Sarkozy ha pronunciato un memorabile intervento sull’urgenza di correggere le storture del mercato dando più volte esplicitamente ragione alla linea italiana) per seguire personalmente una trattativa che sembrava naufragare. Aveva sul tavolo i sondaggi che attribuivano le colpe di un eventuale fallimento non al governo ma all’ala oltranzista del sindacato. Ed un editoriale del Financial Times che lo esortava a fare come la Thatcher, a dare una lezione storica alla Cgil e e alla corporazione dei piloti. Berlusconi non ha ceduto a queste lusinghe, pur consapevole della popolarità immediata che ne avrebbe tratto e del credito internazionale in ambienti mai troppo teneri verso di lui. L’obiettivo del premier resta sempre uno: mantenere all’Italia la propria compagnia di bandiera. Era un impegno e intende per quanto possibile mantenerlo. E Veltroni? Tornato da Manhattan come se in questi giorni nulla fosse accaduto, ha subito inviato una lettera a palazzo Chigi, per segnalare la propria “costruttiva disponibilità” ma soprattutto per dettare una sfilza di condizioni e suggerimenti. Lettera ovviamente anticipata a tg e agenzie. Desideroso di passare per salvatore della Patria, o forse per intestarsi una parte di merito in caso di successo, o semplicemente di segnalare la propria esistenza, il segretario del Pd è rimasto clamorosamente spiazzato dai fatti. Berlusconi era già molto più avanti, aveva ripreso i contatti con la Cai di Roberto Colaninno, provveduto a garantirsi la disponibilità di un partner estero (di minoranza Lufthansa o Air France), tentato di convincere i sindacati più riottosi: nell’ordine, i piloti e la Cgil. Tutte condizioni e situazioni da verificare, ovviamente. Ma la differenza tra il fare di Berlusconi e il dire di Veltroni non poteva manifestarsi con più evidenza. Probabilmente il segretario del Pd voleva soprattutto togliere dall’angolo la Cgil di Guglielmo Epifani, suo grande elettore, probabile prossimo candidato veltroniano alle Europee. Per questo bastava una telefonata, anche da Manhattan. Il segretario democratico ha voluto però spettacolarizzare l’iniziativa: con il risultato che nessuno – a parte la cortesia – ha preso davvero sul serio i suoi tre punti. Mentre molti hanno capito che cosa ci fosse dietro. Nelle vicenda Alitalia queste ore non passeranno alle cronache come quelle della lettera di Veltroni, ma come il momento in cui Berlusconi ha nuovamente messo in gioco il proprio nome e ruolo. Assumendosene tutte le responsabilità. Alla fine, in caso di successo ma anche se prevalessero irrazionalità ed interessi di parte, l’opinione pubblica sarà in grado di distinguere tra chi si è speso concretamente, e chi ha fatto un po’ di teatrino politico.

Tratto da www.governoberlusconi.it (24 settembre 2008)


Berlusconi: Cgil irresponsabile, non guarda al bene del Paese

Settembre 22, 2008

“Sono degli irresponsabili. Non guardano al bene del Paese e ai guai sociali che potrebbero derivarne. Stanno facendo di tutto per far saltare l’accordo.
Hanno perfino definito gli imprenditori della cordata Cai dei ’banditi’, con il risultato di scoraggiarli e demotivarli”. Cosi’ si è espresso Silvio Berlusconi nei confronti dei dirigenti della Cgil, in un’intervista ad Affaritaliani.it:  “Ora la loro ricetta produrra’ disoccupazione e disastri. Ma loro vanno avanti… Che roba! Incredibile”.

Tratto da www.ilpopolodellaliberta.it/


Cosa cambia nel mondo della scuola

Settembre 16, 2008

La spesa per il personale ha un’incidenza altissima sul bilancio complessivo del Ministero, e questo significa che la nostra scuola non ha la capacità, se non si interviene strutturalmente, di rinnovarsi e di guardare con serenità al futuro.
Dobbiamo assolutamente porre rimedio ad una situazione insostenibile. La scuola italiana è stata troppo spesso usata in passato come un ammortizzatore sociale, come ha giustamente denunciato il ministro Gelmini. È un dovere morale verso le nuove generazioni rivedere completamente il sistema-scuola nel nostro Paese. Il ministro Gelmini sta attuando una politica scolastica tutta in favore delle famiglie. Il monitoraggio sui costi dei testi scolastici e il contenimento del caro libri è un tema strettamente collegato a quello del diritto allo studio e anche per questo è stato posto tra le priorità del Ministero dell’Istruzione e del governo.  Sono stati introdotti per la prima volta dei tetti di spesa massima per i libri di testo, e il ministro ha raggiunto con i rappresentanti dell’Associazione Italiana Editori un accordo grazie al quale l’incremento del prezzo dei libri di testo viene mantenuto sotto il tetto dell’inflazione. Il comportamento degli studenti, giudicato dal consiglio di classe, concorrerà alla valutazione complessiva e – a differenza di quanto accadeva fino ad ora – potrà determinare, se insufficiente, la non ammissione al successivo anno di corso. Inoltre, ai fini dell’ammissione all’esame di Stato, è prevista la riduzione fino a un massimo di 5 punti del credito scolastico. Si tratta di una misura in qualche modo rivoluzionaria e che va nella giusta direzione, perché valutare il comportamento significa rafforzare nella comunità scolastica l’importanza del rispetto delle regole e, dunque, la capacità dello studente, cittadino di domani, di saper stare con gli altri, di esercitare correttamente i propri diritti, di adempiere ai propri doveri e di rispettare le regole poste a fondamento della comunità di cui fa parte.
La sinistra sta diffondendo nel Paese un allarme sociale del tutto ingiustificato, asserendo che il ministro Gelmini ha abolito il tempo pieno. Si tratta di una falsità, visto che non solo il tempo pieno non verrà meno, ma anzi riusciremo ad aumentare lo spazio ad esso riservato. Il governo si rende conto che nelle famiglie ci sono difficoltà economiche e che la maggior parte delle mamme lavora. Con l’introduzione del maestro unico manterremo il tempo pieno e riusciremo a migliorare il servizio estendendolo a un numero maggiore di classi.. La disciplina torna protagonista della finalità educativa. Si punta al recupero dello studente attraverso attività di natura sociale, culturale e in generale a vantaggio della comunità scolastica. Una disposizione che in sostanza dice che chi imbratta i muri sarà obbligato a ritinteggiarli, chi compie atti di vandalismo dovrà ripagare, chi compie azioni di bullismo verrà impiegato in lavori socialmente utili all’interno della scuola, e chi si renderà responsabile di episodi ancor più gravi potrebbe essere interdetto dalle lezioni, e quindi perdere l’anno scolastico, anche senza ricorrere al voto in condotta. Insomma, il governo ha dato un giro di vite che richiama un po’ tutti alle loro responsabilità. Aver introdotto in passato un team di tre insegnanti non corrispondeva a esigenze pedagogiche e formative, è servito a far aumentare il numero degli insegnanti. E la cosa pare piuttosto illogica visto che il numero dei bambini in classe durante gli anni è diminuito per il calo delle nascite. Il ritorno al maestro unico nella scuola elementare, superando finalmente la logica corporativa e sindacale che ha contribuito ad affossare la scuola in questi ultimi decenni, trova giustificazione nell’esorbitanza delle spese correnti sostenute dal Ministero ed un positivo riscontro anche nell’esperienza educativa e didattica delle scuole primarie paritarie. Queste scuole, infatti, a causa dei magrissimi budget a disposizione, hanno realizzato esperienze di insegnamento di eccellenza con il minor numero possibile di docenti. E anche le cosiddette “scuole dei ricchi” hanno il maestro unico. Bisognerebbe, forse, chiedersi il perché. Sette italiani su dieci sono favorevoli al ritorno al voto in condotta nelle scuole. C’è una grande condivisione, nell’opinione pubblica, della svolta voluta dal governo, che, facendo passare il principio del merito e della responsabilità, ha richiamato scuola e famiglie ai loro doveri, in un contesto di stretta collaborazione. Il ritorno al voto in condotta, il ripristino degli esami di riparazione, l’insegnamento obbligatorio ed esclusivo dell’educazione civica, la possibilità di introdurre l’uso del grembiule a scuola e il ritorno del maestro unico costituiscono il definitivo superamento di quella cultura sessantottina che ha indebolito la funzione della scuola negli ultimi quarant’anni.

Tratto da www.votaberlusconi.it