Toghe rosse all’attacco

Giugno 27, 2008

Cerco sempre di valutare i fatti con la dovuta obiettività, tanto che non ho esitato ad esprimere le mie perplessità sulle esternazioni di Berlusconi davanti alla platea di Confesercenti, sconvenienti ed inopportune nel caso specifico in quanto non conformi al ruolo istituzionale di un premier. Ma davanti alla recente pubblicazione di nuove intercettazioni sul settimanale “Espresso” che, guarda caso, riguardano proprio Silvio Berlusconi, appare ormai palese il perverso disegno politico che si nasconde dietro all’azione assolutamente premeditata di una consistente parte della magistratura legata indissolubilmente all’opposizione. Non voglio dire apertamente che si tratta di un vero e proprio attacco su commissione, ma il sospetto si fa oggi sempre più evidente da diventare ormai una quasi certezza. Il Cav sarà pure incontenibile e a volte irruento nei modi e nel parlare, ma in questo caso non ha poi tutti i torti quando parla di macchinazione ai suoi danni. Il fatto è che a sinistra non sanno più come esorcizzare la sconfitta e l’inarrestabile consenso del premier. E allora quale miglior modo se non utilizzare le toghe rosse come arma letale per demolirlo prima che possa trasformare la disfatta della sinistra in un definitivo disastro? Sono talmente allo sbando che non hanno nemmeno più il pudore di uscire palesemente allo scoperto, facendosi letteralmnte beccare con le mani nella marmellata. Non solo infatti sull’ultimo numero dell’Espresso, con assoluta tempestività (e che caso!…), si assiste all’ennesimo episodio di violazione di legge con la diffusione di intercettazioni telefoniche di cui è assolutamente vietata la pubblicazione, ma tutto questo avviene ad appena pochi giorni dopo la polemica tra Berlusconi ed i magistrati in seguito alla istanza di ricusazione inoltrata da Berlusconi contro il presidente della decima sezione penale Nicoletta Gandus, giudice del processo che vede il premier accusato di corruzione insieme all’avvocato inglese David Mills. Giudice che tempo fa si espresse nei confronti del Presidente del Consiglio in questi termini : “A questo stronzo di Berlusconi gli facciamo un culo così. Gli diamo sei anni e poi lo voglio veder fare il presidente del Consiglio”. Non si può certo dire che la signora non abbia mostrato evidenti segni di ostilità nei confronti dell’attuale Presidente del Consiglio… In una nota Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia, chiarisce forse meglio quella che attualmente altro non è che la realta dei fatti: “Quello che accade è ormai evidente a tutti: tra un Csm ispirato anche da magistrati in conflitto di interessi, intercettazioni juke-box sulla linea Napoli-Espresso, e le solite inchieste a orologeria, si sta tentando una complessiva e concertata aggressione giudiziaria contro Silvio Berlusconi, il suo governo e la maggioranza politica liberamente scelta dagli elettori il 13-14 aprile”. Il fatto è che la sinistra non cambia mai. Dicono che loro non fanno spallate, ma in realtà fanno di peggio e pergiunta in maniera più subdola. Come al solito il lupo perde il pelo, ma non il vizio…


La valanga azzurra arriva anche in Sicilia

Giugno 17, 2008

Anche in Sicilia è cappotto. La sinistra, sempre più in declino, assomiglia ormai ad una vecchia star sul viale del tramonto che vive solo di lontani ricordi e qualche rimpianto. Tra questi forse l’essersi troppo adagiata su politiche sterili ed inconcludenti assai lontane dalle vere emergenze del paese. L’assoluto immobilismo politico in cui gli ultimi due anni di governo hanno condannato l’Italia a diventare il fanalino di coda tra i paesi dell’Unione Europea. Mentre in Parlamento sui banchi della ex maggioranza vi erano due opposizioni l’una contro l’altra, una sinistra di lotta ed una governo, gli italiani assistevano esterrefatti e rassegnati ad uno spettacolo della politica giunto a livelli di indecenza davvero insostenibili. Ecco perchè oggi raccolgono il risultato di ciò che hanno seminato, ovvero la pesante ma inevitabile disfatta che ha sottolineato ancora di più la scelta netta in favore del centrodestra che ha saputo intercettare meglio di loro l’umore del paese. Non c’è altra spiegazione che possa reggere, se non quella appena esposta. E non si stupissero più di tanto quegli spocchiosi intellettuali di sinistra che accusano gli italiani di scelte avventate o peggio di svolta fascista. Niente di tutto questo. Basterebbe soffermarsi ad analizzare l’entità del fenomeno, con quel pizzico di umiltà che in questi casi non potrebbe altro che giovare agli sconfitti. Ma chiedere ad una certa parte della sinistra un atto di semplice umiltà forse è chiedere troppo. Non sanno nemmeno dove stia di casa. Piuttosto si attaccano ancora alle solite polemiche dei processi in corso ai danni di Berlusconi, che guarda caso saltano sempre fuori ogni qualvolta si parla di provvedimenti che riguardano la giustizia. Basta proporre un “decreto-sicurezza” nel quale siano contemplate procedure atte a snellire e velocizzare i procedimenti giudiziari, dando precedenza a quelli più gravi e più urgenti (omicidio, mafia, terrorismo, e per tutti i reati che prevedono più di 10 anni di reclusione), per parlare ancora una volta di leggi “ad personam” e di norme “salva premier”. La realtà è che a sinistra si tenta sempre di utilizzare le toghe per demolire l’avversario politico, soprattutto quando questi è Silvio Berlusconi, diventato per la quarta volta Presidente del Consiglio alla faccia di tutti coloro che lo avevano dato da tempo sul viale del tramonto politico. Se solo si fermassero almeno una volta a riflettere con umiltà e discernimento sulla realtà dei fatti, capirebbero forse che non si diventa premier per la quarta volta solo perche si è proprietari di Mediaset o del Milan. Che gli italiani non sono certo dei fessi come vorrebbero farli apparire e che è ormai palese a tutti che la stagione delle ideologie è finita da un pezzo per lasciare finalmente spazio a chi concretamente intende impegnarsi con i fatti per risolvere i problemi del paese e rilanciare un’economia devastata da politiche costose e improduttive condite da una pressione fiscale senza precedenti. E così oggi a Silvio Berlusconi basta salire sul predellino della sua auto per ricevere applausi e consensi, mentre alla sinistra non restano che i cocci della fatale disfatta ed i rimpianti di ciò che avrebbero potuto ma non hanno saputo fare…


Sicurezza soprattutto sul lavoro

Giugno 12, 2008

Ancora morti bianche sul lavoro. Quello italiano è ormai un tragico bollettino di guerra che non possiamo più tollerare. Nonostante tutti i buoni propositi previsti dal decreto del 6 marzo 2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro varato dal precedente governo, in Italia si continua a morire sul lavoro. Spesso si tratta di mancanza di controlli specifici (gli ispettori del lavoro sono pochissimi rispetto alle reali necessità), di mancanza di una vera e propria cultura della sicurezza, di pressappochismo diffuso sui cantieri a volte improvvisati e senza quegli standard di garanzia necessari per l’incolumità degli stessi operai, vittime sempre più spesso di questo fatale clima di superficialità. Nessuno dei sei sfortunati operai morti nella vasca del depuratore indossava l’abbigliamento previsto dalle norme per svolgere quel tipo di attività. Non indossavano né mascherine né respiratori. La tragedia di Mineo non è altro che l’ennesima drammatica testimonianza di una situazione per la quale oggi è necessario e doveroso fermarsi a riflettere, prima che il dilagare di simili incidenti diventi una tragica realtà quotidiana come già accaduto troppe volte in questi ultimi mesi. “Le regole da sole non bastano”, come ha giustamente sottolineato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Qui la questione è di trovare il giusto equilibrio tra regole e cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. Azioni concrete che servano a creare le necessarie condizioni per un ambiente sicuro. Da qui nasce pertanto l’esigenza impellente di un piano straordinario che permetta di aumentare i controlli, ma anche la formazione di coloro che lavorano nei cantieri più a rischio, dove un atteggiamento superficiale può rivelarsi in molti casi fatale. In questa ottica il Governo presentera’ un emendamento al pacchetto sicurezza per introdurre una corsia preferenziale ai processi per violazione delle norme per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Parte inoltre in questi giorni a Bruxelles la campagna biennale sulla valutazione dei rischi sul lavoro lanciata dalla Commissione europea e dall’Agenzia Ue per la sicurezza e la salute sul lavoro, dalla quale emergono dati davvero preoccupanti: ogni tre minuti e mezzo nell’Unione europea qualcuno muore per cause relative al lavoro. Dati che impongono certamente una seria riflessione, visto che il nostro paese è tra quelli che recentemente ha contribuito in buona parte a questo triste primato.

Tratto da Mikereporter (il blog di Michele Perrone)


Il vento dell’ipocrisia soffia dall’Onu

Giugno 3, 2008

Ora che ci siamo finalmente liberati della sinistra radicale e di quella insostenibile facciata ipocrita e finto-buonista che fino ad oggi ha contraddistinto le politiche oltremodo tolleranti nei confronti degli immigrati clandestini, ci si mette addirittura l’Onu che definisce, quelle riferite alla nuova normativa sulla immigrazione, «Politiche repressive e intolleranti». Forse non si è ancora capito che l’Italia fino ad oggi è stata il paese del bengodi per l’immigrato clandestino e per chiunque voglia delinquere indisturbato. A parte il fatto poi che il governo non ha ancora introdotto il reato di immigrazione clandestina e che il relativo progetto di legge deve essere ancora esaminato dal Parlamento, obiettivo della norma sarebbe in ogni caso esclusivamente quello di contrastare il fenomeno, che negli ultimi anni ha raggiunto qui da noi proporzioni francamente intollerabili. Questo grazie soprattutto alla politica lassista e sconsiderata della sinistra, che ha ridotto le nostre città a terreno di conquista per delinquenti di ogni specie. Spaccio di droga, prostituzione, stupri e violenze di ogni tipo sono ormai all’ordine del giorno. E anche per l’Italia più “tollerante” oggi la misura è veramente colma. La svolta politica del paese lo ha dimostrato in modo inequivocabile. E se ciò non bastasse, sarebbe utile ricordare all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, che punta il dito proprio contro l’Italia, che Paesi importanti dell’Unione come Francia, Germania, Svezia e Regno Unito una norma simile l’hanno gia’ da anni. «Se la legge dovesse essere approvata io mi sento in ottima compagnia», ha sottolineato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che aggiunge inoltre che «forse un quadro comparativo della legislazione europea e non solo sarebbe certamente utile». Un concetto, a mio modo di vedere, ampiamente condivisibile. L’introduzione del reato di immigrazione clandestina va visto infatti come un deterrente, non come un atteggiamento dettato da intolleranza o xenofobia. Si tratta persino di una tutela anche nei confronti di quegli immigrati regolari che si sono oggi perfettamente integrati nel nostro tessuto sociale e che lavorano onestamente. Questi ultimi credo sarebbero i primi a beneficiare di tali misure atte solo a regolare i flussi migratori ed impedire il dilagare di un fenomeno ormai più senza controllo. Mi soffermerei in particolare a riflettere sulle parole del presidente della Camera Gianfranco Fini: «L’Italia ha ben chiaro che c’è un dovere di solidarietà, ma sa anche che nell’ambito della legislazione nazionale bisogna garantire la sicurezza del cittadino». Non cè più spazio quindi per le chiacchiere e la facile ipocrisia. Oggi la realtà va affrontata per quello che è, con assoluta chiarezza e determinazione.